“Non ascoltate!” – Paul Morley, Satie e l’ambient prima dell’ambient

Sto finalmente leggendo Parole e musica, di Paul Morley, un libro che definire strambo è davvero il minimo. L’ho trovato in ebook a un prezzo davvero buono, non che il prezzo di partenza del cartaceo sia alto, anzi (8 euro per un volume di quasi 400 pagine). Beh, è un libro pieno di aneddoti e chicche, e soprattutto di una visione davvero stralunata e originalissima di tutta la musica. L’impressione è che Morley abbia trovato un modo per scrivere di musica (e quindi anche per ballare di architettura) facendo confluire nello stesso punto della propria autocoscienza tutto quello che la musica ha offerto da quando ha iniziato a profilarsi come musica popular. È una lettura molto interessante, anche se a volte sembra che il brodo si allunghi a discapito del sapore, ma il modo in cui un critico di questo peso e di questa influenza apre il proprio cervello per incasinare tutto quello che è successo alla musica da quando è diventata pop è spassosissimo.

Detto questo, ecco un passaggio che mi sono segnato. Magari tornerò altre volte su questo libro. Per ora non vedo l’ora di proseguirne la lettura.

Eric Satie… fu il primo compositore a scrivere musica destinata a restare sullo sfondo, come scenario per altre attività. Nel 1920 scrisse un pezzo per un quartetto di archi e fiati che doveva essere eseguito nell’intermezzo di una galleria d’arte di Parigi…

Doveva semplicemente fare da sottofondo al chiacchiericcio e all’andirivieni della gente. La musica era costituita da una serie di motivi semplici ripetuti ad infinitum… Satie scrisse molti pezzi di questo tipo e li intitolò per esempio “Per una sala riunioni”, “Per un foyer”, “Per la vetrina di un negozio”. Era in anticipo sui tempi per scrivere “Per un aeroporto”. Satie non definì mai questa musica “ambient”, per lui era musique d’ameublement. Musica d’arredo

Questi pezzi erano “oggetti” d’uso musicali, non opere da “interpretare”… Alla prima esecuzione, non appena incominciò la musica, tutti si zittirono e ritornarono ai loro posti, presumendo di dover prestare attenzione. Satie fu costretto a implorare il pubblico di tornare a fare quel che stava facendo, di continuare a parlare.

“Non ascoltate!” gridò. Alla fine, dall’altro lato del secolo, la gente si sarebbe abituata a non ascoltare musica suonata in luoghi pubblici.

satie

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3 thoughts on ““Non ascoltate!” – Paul Morley, Satie e l’ambient prima dell’ambient

  1. Complimenti, molto interessante questo post!! Io mi soffermo sempre ad ascoltare la musica di sottofondo che trovo nei bancomat…decido quanto prelevare in base alla bellezza del sottofondo musicale…quasi sempre esco con pochi euro in tasca e così poi mi tocca riprelevare un’altra volta…

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