STORIE MINIME DI ASPIRANTI SCRITTORI – #2: Saggezza orientale

Dove si dice del potere delle tisane e del tempo perduto 

E allora va bene così, se non hai il tempo bisognerà ricavarlo, spremerlo da una dimensione invisibile dello spazio-tempo e dedicare ogni minuto liberato a questa passione. Perché di passione si tratta, giusto? Cioè: non è un vezzo, né un hobby, né una dipendenza. C’è gente che ha la passione per i funghi, tu invece hai quella per la scrittura. Va bene, non puoi definirti uno scrittore a tutti gli effetti perché: a. non ti hanno mai pubblicato; b. non lo fai a tempo pieno; c. sulla tua carta di identità c’è scritto “impiegato tecnico”. E poi ci sarebbe un punto ulteriore, cioè che non hai mai scritto nulla di completo, terminato, chiuso in sé. Ma non perdiamoci d’animo: troviamo il tempo da dedicare a questa passione di scrivere, e scriviamo, santo iddio. Scrivere è tutto ciò che conta, giusto? Giusto.

Il problema è che mettersi al computer o alla macchina per scrivere (o al quaderno, o alle tavolette di argilla) dopo una giornata di lavoro non è mai stato molto produttivo, e di fatto è una grossa rottura di scatole. La mente non è serena, non c’è freschezza nei ragionamenti, è tutto confuso. Gli unici pensieri di senso compiuto sono rivolti al rito sociale dell’aperitivo. La tua unica fortuna, in questo caso, è quella di non avere amici con cui fare l’aperitivo, la tua ancora di salvezza è di aver azzerato ogni pratica di vita sociale. Tutto questo in nome della scrittura: sei un genio, lasciatelo dire. Se occorre dedizione, che sia dedizione, e che sia totale. Però la sera non concludi nulla, ed è triste vederti in questo stato di prostrazione per qualcosa che non dipende da te, voglio dire non devi sentirti una merda se, dopo otto ore passate al computer in ufficio, non ti viene nulla da scrivere quando ti rimetti al computer una volta chiusa la porta del tuo studiolo/soggiorno/camera da letto. Allora, se la sera non va, te lo dico io quando andrà meglio: la mattina. Da domani mattina ti sveglierai alle 6.00. Un getto d’acqua fredda sul volto ti riporterà fra i vivi, poi ti preparerai un caffè violentissimo che berrai amaro, fumerai una sigaretta mentre accendi il PC e lanci Windows XP Home 2004, e alle 6.20 sarai pronto davanti a un documento bianco da riempire delle storie che ti passano per la testa. Scriverai fino alle 8.00. Poi ti farai una doccia, ti vestirai, farai colazione e concluderai con un altro caffè, questa volta mettendoci un cucchiaino di zucchero (di canna, equo e solidale, il mascobado va forte negli ambienti editoriali, devi saperlo). Alle 8.30 la vicina di pianerottolo sentirà il tuo portone chiudersi alle tue spalle. Alle 9.00 timbrerai il cartellino, come ogni giorno. Per le otto ore successive io non sarò con te, saranno solo affari tuoi.

Mi dici che non ci riesci, che la mattina non ce la fai a svegliarti così presto. Il tuo orologio biologico, la tua atavica pigrizia. Dici così. Non che non ti sia impegnato, nel frattempo: dopo aver appurato l’impossibilità metabolica di svegliarti alle 6.00 come da mia prescrizione, hai potuto fare il minimo sforzo di puntare la sveglia con dieci minuti d’anticipo rispetto al solito, cioè alle 8.00. In quei dieci minuti, mi dici, hai provato ad appuntarti, su di un taccuino Moleskine a righe, i sogni fatti fino a prima che la sveglia facesse il suo odioso lavoro. “Bene, mi sembra un buon ripiego, servirà comunque a rendere più agile la scrittura. A mente libera, nel primissimo mattino, in uno stato che è ancora quello della semiveglia, le capacità di ordinare pensieri e frasi in una sintassi davvero personale si affinano maggiormente. Sarà come arrivare all’essenza della tua lingua autentica attraverso i tuoi stessi sogni! Hai fatto bene a ripiegare su questo, fallo sempre, ma cerca di svegliarti molto prima così hai davvero più tempo per scrivere, non solo per prendere nota dei sogni.”
“Ok,” mi dici tu di rimando. “Però c’è un problema.”
“Sarebbe?”
“Da quando faccio questa cosa non mi ricordo più i sogni.”

Sei un caso di sfiga medio-alto, da come sembra. Ma non posso mica dirtelo chiaro e tondo, io dovrei essere il tuo trainer e devo motivarti, come dicono i project manager, i docenti di sostegno, gli addestratori di cani. È in questi casi che ci viene in aiuto la millenaria saggezza cinese, con un esempio che prendo in prestito da una lettura fatta poco tempo fa (Simone Rossi, Croccantissima). Si tratta di una cosa semplicissima: prima di addormentarti, quando hai già svuotato la vescica e la prostata ti ha dato l’ok, fatti un beverone. Magari una tisana rilassante, così dormi tranquillo. Bevine almeno mezzo litro, ma sarebbe opportuno arrivare a buttarne giù un litro. Vedrai che dove non è riuscita la sveglia riuscirà lo stimolo della pisciata mattutina. Ti sveglierai dopo cinque-sei ore con la vescica che scoppia, andrai a svuotarla in bagno, e poi ripeterai le mosse che ti dicevo sopra (getto d’acqua, caffè amaro, sigaretta, lancio di Windows XP Home 2004).

“Oh: quella storia del beverone è perfetta!”
“Ti sei svegliato senza problemi?”
“Come no! Un po’ infastidito, ma cazzo se funziona!”
“Sono davvero felice. Quindi poi hai scritto qualcosa?”
“Eh, insomma…”
“Cioè?”
“Ci ho provato, ci ho provato… Ho addirittura evitato di prepararmi il caffè per non perdere tempo utile, ma mentre il computer caricava dev’essere che mi sono rimesso a letto… Ma tanto la storia ce l’ho qui, eh! Tutta in testa, ce l’ho, ma non riesco a metterla per iscritto.”

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