STREAM THY LAST STREAM + RECENSIONE + APPARENTE MONOGRAFIA / Liars: WIXIW

Prendendo in prestito altri concetti, arrivi presto al dunque, e il dunque è che ci sono gruppi che suonano le stesse cose che suonano tutti gli altri, e gruppi che fanno robe proprie. Questa è la cifra dell’autenticità, e per arrivarci devi superare percorsi di ricerca e introspezione e studio matto e disperatissimo che noialtri chiamiamo SBATTIMENTO. I Liars si sono sempre sbattuti nella ricerca di sonorità che potessero portare il post-qualcosa al livello successivo, innalzando costantemente la posta in gioco (ricordarsi di cambiare questa frase fatta con una frase più sfatta), mettendo subito da parte, complici mille contingenze tra cui un paio di defezioni nella lineup originale, il p-funk scaleno e pestone di They Threw Us All in a Trench and Stuck a Monument on Top per buttarsi senza protezione in territori musicali altri. Il primissimo disco a marchio Liars: chi di voi lo metterebbe davvero all’inizio della loro discografia? E quanti invece non lo metterebbero come una di quelle prefazioni che puoi saltare alla svelta per lanciarti subito nella lettura del libro vero e proprio? Tipo quando vedi un libro con su scritto “Introduzione di Walter Veltroni”: ci sono 99 possibilità su 100 che quella introduzione la salti senza appello (ammesso che il libro ti interessi, va da sé), e la possibilità residua che invece tu la legga è sostenuta solo da una curiosità morbosa e compilativa al tempo stesso. Questo per dire che sì, ogni tanto mi riascolto i pezzi del primo disco dei Liars, ma volete mettere i due dischi successivi?

Lo SBATTIMENTO cui si accennava poco sopra e il percorso di ricerca e/o interiorizzazione di stilemi musicali ancora in via di definizione e/o legittimazione può naturalmente essere causa di sbandamenti e perdita della bussola e risultati non proprio soddisfacenti. Non si ha a che fare con una poetica consolidatasi in forme inoppugnabili, non si è ancora (e per fortuna) arrivati da nessuna parte, rimangono molte sacche aperte e vulnerabili e può capitare di infilare dei dischi insipidi, se non altro. Dopo aver tirato fuori due concept bellissimi e necessari (concettualmente e musicalmente oscuri, tribali, percussivi e ambientali in senso molto lato, claustrofobie noise + strutture ritmiche oblique + falsetti angelici/demoniaci + scordature no-wave + cori eterei e tellurici al tempo stesso), il terzetto Andrew-Hemphill-Gross ha poi deciso di congelare per un po’ la Scalata al Senso e di pascersi in categorie più propriamente rock, infilando due album di canzoni da cui salviamo il 50 per cento dei singoli episodi (a caso: Plaster Casts of EverythingSailing to Byzantium, Clear Island, Scissors, I Still Can See an Outside World) e il resto lo lasciamo a lievitare.

Sia detto senza mezzi termini: They were wrong, so we drowned e Drum’s not dead sono capolavori, Liars e Sisterworld invece no. Nel senso che i primi indagano, generano poetiche e immaginario, lavorano su percorsi sonori non immediati, scavano e lasciano un’eredità spendibile in un utopico futuro fatto di indieband intelligenti che non si cureranno delle magliette quanto di fare musica sensata, mentre Liars e Sisterworld sono solo dischi di canzoni, pure bruttarelle, se vogliamo. (Adesso incollo la foto della copertina di WIXIW, poi parliamo di WIXIW, che comunque si pronuncia WISH YOU.)

Risposta al significato del titolo dell’album da parte dei diretti interessati:

It’s a palindrome, and that interested us as far as the idea of starting somewhere, going through a lot of work, and ending up in the same place you started. I guess that can be seen as a negative result, but for our creative process, it’s actually a really positive thing. There’s this air of superstition or mystique around this made-up word.

WIXIW è un disco nato da una lunga elaborazione dei suoni e delle strutture, in isolamento, in uno studio improvvisato, ricavato all’interno di una specie di baita in montagna. Il materiale è stato poi registrato per bene, mixato e masterizzato a Los Angeles. Ulteriori dettagli della comunicazione: un video promozionale, un tumblr con materiali vari, il singolone. Ma di cosa sarebbe fatto il materiale di WIXIW?

Elettronica è la parola che salta subito alla mente, a notare la varietà di suoni sintetici con cui riemergono i Liars post-Anni Zero, ma è anche la parola più facile e meno adeguata. Ci sono strati di synth e ritmiche a incastro, drum machine in poliritmie, loop sequenzati ad arte, registrazioni ambientali con i soliti uccellacci e uccellini. Coltri di effetti e trattamenti digitali (Aaron Hemphill dice di aver usato una serie di programmi di cui non sapeva nulla). Il risultato è un suono molto più accessibile e luminoso, ma non piegato ad assicurare una forma a queste canzoni-non-canzoni (che se una forma ce l’hanno è regolata da altre e nuove geometrie), quanto, semmai, impegnato ad alzare la fatidica asticella, lo standard dell’avant nella musica pop di questa parte di occidente. Poi un senso del kraut come arte della ripetizione e della new wave inglese come natura crea, almeno per No. 1 against the rush. Mettiamola così: i Liars si rifanno vivi nel 2012 con questo disco, proprio come i Radiohead, in altri segmenti musicali, in altre epoche, in tutt’altra semantica, si erano affacciati al terzo millennio con Kid A. Già i paragoni fra le due band si sono sprecati in questi anni, quindi non deve essere proprio traumatico quello che ho appena scritto. Pensate anche al refrain di A ring on every finger (“I don’t know why I feel so good”) che ricalca in pieno quello di Myxomathosis (“I don’t know why I feel so tongue-tied”), scimmiottandolo – o magari è solo un viaggio che mi sono fatto dopo aver ascoltato Brats, che è dance punk elettronica da festone preso bene, subito prima di passare a Octagon, dub stralunato e liquido su scale modali. Le chitarre elettriche nel frattempo sono state messe a far decorazione, a dare il tocco in più negli arrangiamenti, gli spigoli di chiarore che emergano dalla massa morbida e pastosa dei suoni sintetici e delle voci trattate e circolari e delle altre chitarre, quelle acustiche, che in un paio di episodi comandano tutta la baracca e devi starci.

Gran bel disco, davvero. Uno di quei dischi che segna una maturità attesa da tempo, una maturità che però non è punto d’arrivo di nulla, che rimescola le carte e cambia il gioco e la domanda rimane sempre quella: “Che diavolo vogliono fare i Liars da grandi?” Che continuino a fare buona musica, è l’auspicio.

Voglio ascoltarlo ancora. WIXIW esce nei negozi il 4 giugno. Visto che non so quanti negozi di dischi ci saranno ancora il 4 giugno, cioè fra ben quattro giorni ovvero due giorni dopo la parata di merda che nessuno vuole, per il momento me lo ascolto in streaming su Sentireascoltare. Se volete seguirli in tour, qui c’è il calendario. Date in Italia? Io non ne vedo, al momento. Che 2012 di merda.

PS: Hey, c’è già un remix!

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