Stream thy last stream – Management del Dolore Post-Operatorio: Auff!!

 

 Lo dicevo, che erano bravi e sapevano il fattaccio loro, questi ragazzi. L’avevo scritto dopo essere incappato quasi per sbaglio in un loro live rimanendone felicemente impressionato. Devo ripeterlo: hanno energia, groove, faccia tosta, cuore e polmoni, personalità, intuizione. Sul palco sono giustissimi. In più, provengono da una zona marginale dell’underground (o indie che dir si voglia) italiano, e cioè la città di Lanciano in Abruzzo. Adesso la ruota è girata: vinto il MArteLive (non che io creda a queste boiate sugli artisti emergenti), messo in cantiere un secondo disco prodotto da Infecta MArteLabel con i suoni della madonna confezionati da Manuele Fusaroli (non che io creda ai dischi puliti e laccati, soprattutto se in qualche misura punk), il disco è stato ultimato e c’è uno streaming.

Fate così: cliccate sulla pagina Rockit, premete play e riducete tutto a icona. Occhio ai volumi che vi spaccate le orecchie. Mentre ascoltiamo io scrivo la recensione traccia per traccia (ma gioco sporco: sono già al quinto ascolto).

PORNOBISOGNO

Sei tutto il porno di cui ho bisogno. E mentre va ritornello (il miglior ritornello del 2012 italiano, ma siamo davanti a un gruppo in cui i ritornelli si autogenerano), avverti una specie di organo west coast, sepolto nel groove. Vale la pena ricordare che “porno” è una delle parole del lessico italiano che apprezzo maggiormente.

AUFF!!

Una presa per il culo rivolta all’accademia, dove i poeti laureati si muovono sparuti, con la dovuta mancanza di rispetto e la giustissima ignoranza iconoclasta. Distruggerò gli endecasillabi del madrigale con un terribile Hiroshima provinciale. Secondo pezzo, secondo ritornello trascinante e antemico, da cantare sottopalco con una buona dose di alcool nello stomaco. Coretti a posto, cassa drittissima e tempi in levare in onore di vecchi tempi mai del tutto scomparsi. Ma brutto titolo, che è pure il titolo del disco, quindi ancora più brutto.

MARILYN MONROE

E se perdessimo la forza d’urto della nostra personalità? I tempi si raffreddano e si deraglia, ma non troppo, su spiagge italo-wave. Si apre una versione aggiornata dei Litfiba di Desaparecido. Gran pezzo di cinismo sull’utilità sociale della chirurgia estetica, forse.

SIGNOR POLIZIOTTO

Qui si parte con arpeggi a spigoli e sincopi e tremoli che fanno venire in mente le chitarre dei Birthday Party. Il cantato è invece un misto declamatorio tra gli Afterhours di Hai paura del buio e il Vasco Rossi che non esiste più da vent’anni. Le bombe non ce le ho nella valigia, ce le ho nella testa.

AMORE BORGHESE 

Potrebbe essere, nella sua cadenza slowcore a passo di marcia, il miglior pezzo del disco. Aria torbida, ritmo pesante che sembra preso paro paro da un pezzo dei Jesus Lizard, riferimenti molto larghi a una poetica che aveva già fatto vittime con i Marlene Kuntz. La voce è fumosa, le chitarre sghembe, basso e batteria ossessivi. Rovina tutto la voce del tipo dei Linea 77, che davvero non si capisce il perchè. Spiegatemelo. E tu cosa ci fai sulla Praga – San Pietroburgo vestita da puttana? Finalone incalzante come se fosse il ’98.

NORMAN

Un pezzone: personalità e cuore e punk e solidarietà nel mondo perdente e sfigato e suicidato. Ogni tanto delle strane chitarrine arpeggiate Radiohead e un ritornello in crescendo emotivo, catartico. Ho già detto che questo gruppo genera ritornelli come ai vecchi tempi, che ti rimangono impressi in memoria e sono belli da cantare? Siamo così piccoli che quando cadiamo non ci sente nessuno.

IRREVERSIBILE

Il pezzo più pop del disco. Pop nel senso di radio sul lungomare, nel senso di tormentone, nel senso di Litfiba alla fine di quella carriera che hanno maldestramente fatto rinascere qualche giorno fa. Mondi Sommersi, per dire, ma forse era un altro disco. Motivo orecchiabile e chitarrine alla Ghigo messo male. Probabilmente la soluzione è distruggere. Potrebbe diventare un tormentone? No, parla di Antico Testamento e distruzione, ma poi non sono io che decido. Anzi: fosse per me, magari.

MACEDONIA

Incazzature soniche e trogloditismi da bar. Non ci si vergogna di mostrarsi puri in  modo diretto. L’infinitamente piccolo, l’infinitamente grande? Questioni del cazzo: c’è gente in mutande. Lo chiamerebbero populismo, in altri ambiti. Da queste parti rimane sempre il germe infastidito del punk. Altromondismo e pacifismo a oltranza, bilanciati da un suono bello cattivo. La mia vendetta contro chi? La tua vendetta contro chi? 

NEI PALAZZI

Molto rimaneggiata rispetto alla versione di partenza, con inserti percussivi elettronici e cut-up sequenzati e altri cazzi tipo flangeroni à la Siouxie and the Banshees, rimane il singolone punk-wave di sfondamento, se solo esistessero ancora i singoloni, il punk-wave e gli sfondamenti. Questa non è la fiction, è la guerra del pensiero.  Roba da pogare allegramente, senza guardarsi male per forza.

IL NUMERO OTTO

Una ballad? Può anche starci, ma qui non siamo in prossimità di Luci e di Centrali Elettriche o del peggior Giorgio Canali, nel senso che le ballate dolci romantiche si possono fare anche senza quegli archi così incollati al resto, così zuccherosi, così già sentiti (quante migliaia di volte?). Uno stereotipo. Forme canzoni italiane del terzo millennio: potremmo farne a meno? Forse sì, forse no. Ma bello il rullante che scandisce l’andazzo e il nervo del tutto. I gabbiani volano sul mare, e i gabbiani volano sulla discarica.

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One thought on “Stream thy last stream – Management del Dolore Post-Operatorio: Auff!!

  1. grazie Giampiero. ci vediamo a Roma. è la seconda volta che avverto il desiderio di guardarti in faccia mentre ti fai invadere dal sound di questi ragazzacci

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