Chi ha bisogno di essere confortato (ovvero: all’improvviso, sul far del nuovo anno, una mazzata)

Eccoci.

Sta finendo il 2011 e quando un anno finisce si sa come ci si sente dentro, con quel misto di attesa per l’ignoto che verrà, di perdita di qualcosa che non potrà tornare indietro, di gioia perché finalmente non se ne poteva più, di paura per il calendario Maya che se dovesse compiersi mammamia. O forse ci si abitua, e si va incontro a quei dieci giorni natalizi, che ci si ostina a ritenere i dieci giorni più belli dell’anno, con l’emozione delle vacanze che facevamo anni fa. O magari c’è gente a cui il Natale non piace per partito preso, per scelta di vita, per esperienze vissute, chissà. Comunque non mi importa del Natale perché mi importa del 2011 che finisce, quindi vi pregherei di concentrarvi tutti, tenendovi possibilmente per mano, su quanto è successo quest’anno, su quello che è successo interiormente, in voi, nella vostra/nostra vita e non nel mondo che accade e che la teoria dell’informazione ci recapita sotto gli occhi (ma se cercate un riassunto di quello che è successo quest’anno nel mondo magari potete trovarlo qui).

Bene: ognuno ha ciò che si merita, le vacanze che si merita, il Natale che si merita, il Capodanno che si merita. Una stupida ironia da esperti della vita quali non siamo potrebbe farci dire con un sorriso sghembo e l’occhio lungo che “tanto, peggio di così non può andare”  senza che nessuno venga a ricordarci che ogni tanto dovremmo, e dico ogni tanto e dico dovremmo, tenerci stretto quello che si ha e fare in modo di benedirlo (eccolo, il parolone), fare in modo di difenderlo, di coltivarlo, di farlo crescere o almeno di non perderlo per strada, goderci gli attimi, che sembrano infiniti e invece sono in numero spaventosamente basso se paragonati, che ne so, alle reazioni innescate dallo scoppio di una bomba atomica nei primissimi secondi dall’esplosione o ai millimetri che ci separano dal sole – e quindi niente, solo per dirvi di stare bene, davvero, di realizzarvi nelle cose piccolissime invisibili, di non buttarvi giù, di non stare sempre incazzati. Per il 2012 mettiamoci in testa di farcela, il resto sarà conseguenza, più o meno logica.

Se vi sembra un messaggio un po’ superficiale e tendente al fabiovolo che c’è in ognuno di noi, è solo per indorarvi la pillola che vi aspetta di sotto. È un quarto d’ora di musica improvvisata, lenta oscura sciamanica iperbarica, suonata sottoterra e quindi underground de facto, in un pomeriggio freddo del febbraio scorso. Il nome affibbiato al fantomatico irripetibile trio è un bel gioco di parole, per quanto possa servire. Potrebbe trattarsi del miglior pezzo estrapolato da quell’unica sessione di prove. O forse no, forse ce ne sono altri, ma non è questo il discorso. Il discorso è che il pezzo che segue è un regalo per l’anno che si chiude, tutto qui. Dopo averlo ascoltato, se vi va, potete anche scaricarlo, e naturalmente potete diffondere, sempre se vi va. Non è musica molto confortevole, ma chi ha bisogno di essere confortato? Ci vediamo l’anno nuovo.

THIS HATE / Quattro

GC: timpano, ride, loop, effetti, voci
MG: chitarra, clarinetto, effetti
FT: chitarra, campionatore, zithar

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