Primo Maggio di San Giovanni in diretta da casa mia (parte terza)

Intervento a gambatesa di Peppe Voltarelli per riproporre Onda Calabra con i Bandabardò (o LA Bandabardò?). Si consolida il Paradigma: non dico niente ma proprio niente di nuovo se dico che il Primo Maggio a San Giovanni non è altro che la messa in atto, perenne, di una kermesse musicale autoindulgente in cui un genere di musica cresciuto e maturato nell’Italia dei novanta cerca di tenersi in piedi perpetrandosi di fatto in un sottogenere che potremmo chiamare primomaggio-folk. Tutto molto ombelicale, musiche e testi che fanno leva su retoriche consumate e slogan senza più potere che tutt’al più ti fanno cantare in coro con gli amici perchè sei ubriaco pesto e ti sei fatto dieci ore di viaggio per arrivare dalla Sicilia e ti diverti così. Divertiti, allora.

Enzo Avitabile e i Bottari con Raiz e il duo Co’ Sang. Sempre tarante ma con l’elettronica e una forma di dub preincartato. Se esiste davvero un inferno, e se all’inferno c’è l’impianto, pompano questa roba, all’inferno, per l’eternità. Però la voce di Raiz mi dà ancora le vertigini. Ah: i bei tempi di Sanacore.

Se siete abruzzesi o molisani il nome di ‘Nduccio vi dirà molte cose. Tutte negative, voglio sperare. Sono sconfortato.

[Adesso c’è il TG3. Vado a fare un giro, poi se mi va continuo questa cosa altrimenti mi metto a scrivere cose più urgenti, tipo il report del concerto di Anna Calvi.]

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