Affinità e divergenze fra il compagno Zamboni e noi

C’è un solo modo per iniziare questo post, un modo abusato e forse stucchevole, che sarebbe questo: “io a Massimo Zamboni voglio bene”. Quindi mi sa che inizierò proprio così.

Io a Massimo Zamboni voglio bene. E tanto. Gli voglio bene perchè è stato nei CCCP quando i CCCP scrivevano un pezzo di storia importante per la musica italiana, dando al punk un colore e un’epica inconfondibili (il socialismo reale misto all’assurdo misto alla via Emilia mista al medioriente misto alla mitteleuropa) in quella che era l’estrema provincia dell’Occidente, quando esisteva ancora il PC più forte dell’Occidente eccetera eccetera.

Gli voglio bene anche per il suo stare sempre da parte.

Su uno dei suoi libri, Emilia Parabolica (Fandango, 2003), in quarta di copertina c’è scritto qualcosa come “vive in campagna, si dà all’orto, ci pensa su”. (Il libro è peraltro molto denso, godibile, a volte troppo dispersivo, una ricerca linguistica che forse dopo un po’ stucca. Non ricordo se l’ho mai finito di leggere.) Gli voglio bene anche per questo: chiuse tutte le parentesi e i piani quinquennali, si è tirato fuori dall’ennesimo acronimo musicale e, mentre Ferretti e gli altri proseguivano i CSI nei PGR, lui si ritirava in campagna. E viaggiava sempre ad Est, da quello che si legge nel suo sito.

Una volta lo vidi a Urbino, facevo l’università. Era una serata di presentazione di Emilia Parabolica. Lui leggeva degli estratti, e in un vecchio stereo alle sue spalle girava un CD su cui aveva registrato delle chitarre distorte. Il suono delle chitarre di Zamboni su Tabula Rasa Elettrificata: pensate a quello. Ricordo la sua voce: gracile, imbarazzata, sempre sul punto di rompersi.

Questa peculiarità vocale (che non è affatto una peculiarità e non è poi particolarmente bella) la si ritrova nei suoi dischi solisti. Zamboni ha iniziato a cantare quando alle spalle aveva già archiviato una carriera musicale foltissima. Il suo cantato certe volte mi imbarazza, è come sentir cantare un bambino.

Viene fuori che adesso è in tour, fa un po’ di CCCP, un po’ di CSI, un po’ di robe sue. Per i pezzi più tosti lo accompagna alla voce Angela Baraldi, che ci mette il cuore e la rabbia ma non mi sembra granché come voce cui affidare un pezzo come Emilia Paranoica, se non altro perchè certi pezzi nascono e muoiono con la voce tagliente di Ferretti, il resto è un effetto-cover abbastanza misero.

Ma io a Zamboni voglio bene: alla sua faccia da fumetto, alla sua voce tremula, al suo parlato così emiliano, alla sua Gibson, al gilet da pescatore con cui girava i palchi con i CSI.

Gli voglio bene perchè un concerto dei CSI mi mancherà per sempre.

Perchè ha scelto di mettersi in disparte quando le cose iniziavano a prendere delle pieghe strane, prive di senso.

Pensate sempre a Ferretti, per dire: va da sè che per me, fra i due, vince Zamboni.

Cӏ una pagina con altre parole e con delle tracce da scaricare del duo Zamboni/Baraldi, su XL.

Annunci

2 thoughts on “Affinità e divergenze fra il compagno Zamboni e noi

  1. ….
    parli di lui come di un essere fragile e indifeso.
    per come la vedo io
    lui ha due grandi palle e non fa scelte a caso.

    1. Riferito al cantato probabilmente è vero: sembra un essere gracile.
      Ma per il resto sì: deve avere due palle quadrate e non lo metto mica in discussione, eh.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...